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Introduzione

 

La diagnosi genetica pre-impianto (PGD, preimplantation genetic diagnosis) è una forma molto precoce di diagnosi prenatale. Viene eseguita su gameti femminili o su embrioni umani che sono ottenuti in un programma di Fecondazione in vitro (FIVET o ICSI). Quindi  ancora prima che s'instauri una gravidanza clinica. Questa tecnica consiste nel prelevare una o due cellule (blastomeri) dall'embrione ottenuto per poterne analizzare il materiale genetico. In questo modo diventa possibile trasferire in utero solo quegli embrioni risultati non portatori delle malattie genetiche esaminate.

 

Indicazioni

 

La PGD trova la sua applicazione in tutte le coppie che sono a rischio di trasmettere al prodotto del concepimento una malattia genetica ed in particolare:


·  Coppie fertili od infertili dove ci sia il rischio di trasmettere malattie geniche al prodotto del concepimento.

·  Coppie che si sottopongono a tecniche di riproduzione assistita con basse possibilità di ottenere una gravidanza per esaminare l'eventuale presenza di anomalie cromosomiche.

 

Per esempio in coppie in cui la donna ha un'età avanzata ( >38 anni), e/o in coppie con ripetuti fallimenti di fecondazione in vitro (FIVET e/o ICSI) ed infine in coppie dove è presente una storia di ripetuti aborti inspiegati.

 

LE MALATTIE GENETICHE

 

1) Malattie geniche:

 

Fino ad oggi sono state identificate più di 7000 malattie geniche. Le manifestazioni delle malattie genetiche sono dovute ai prodotti di sintesi dei geni mutati che codificano per proteine strutturali o funzionali alterate. Le mutazioni genetiche possono essere di tipo dominante o di tipo recessivo e possono ritrovarsi sia nei cromosomi autosomici che nei cromosomi sessuali (X-linked).

·    Mutazioni dominanti: In questo caso possono essere affetti sia i maschi che le femmine. Sono affetti gli eterozigoti (coloro che portano il carattere "malattia" solo in uno dei due cromosomi ereditati dai genitori). Quando uno dei due genitori è affetto dalla patologia anche se la mutazione è localizzata in una sola copia del gene, ha una probabilità del 50% di trasmettere la malattia alla prole. Sindrome di Murfan, Corea di Huntington, ecc.


·    Mutazioni recessive: Anche in questo caso possono essere affetti sia i maschi che le femmine. Sono affetti gli omozigoti (coloro che portano entrambi i cromosomi con la mutazione ereditata dai genitori). In genere i malati hanno genitori sani (portatori sani). I genitori portatori sani hanno il 25% di probabilità di avere figli malati ad ogni gravidanza. Fibrosi Cistica, Beta Talassemia, Emofilia, ecc.

 

·    Mutazioni X-Linked: Sono causate dall'alterazione di un gene situato sul cromosoma X. Si manifestano perciò solo nei maschi (qualora la mutazione sia di tipo recessivo), che possono ereditare dalla madre il cromosoma X con il gene alterato. Una donna portatrice del gene ha il 50% di probabilità avere un figlio maschio malato, mentre le figlie femmine sono nel 50% dei casi portatrici sane e nel 50% dei casi non portatrici. X-Linked recessivo: emofilia, distrofia muscolare di Duchenne, daltonismo, ecc.; X-Linked dominante: Charcot-Marie-Tooth, ecc.



In tutti i casi di malattia genetica la PGD viene effettuata mediante l'approccio genetico molecolare (PCR, polymerase chain reaction) che consente, dopo aver effettuato il prelievo di una o più cellule dall'embrione, ottenuto da fecondazione in vitro, di analizzare sequenze specifiche di DNA delle cellule prelevate, al fine di individuare, in tempi ragionevolmente brevi, gli embrioni che hanno ereditato la mutazione genetica dalla coppia e/o del singolo partner portatore.

 

2) Anomalie cromosomiche:

 

Costituiscono la causa maggiore di malattia genetica. Esse possono essere dovute ad un'alterazione del numero dei cromosomi (aneuploidie), quali le trisomie o mosaicismi; oppure possono presentarsi come alterazioni nella struttura dei cromosomi (traslocazioni, delezioni, duplicazioni e inversioni).

Le più comuni sono le anomalie numeriche e tra queste in particolare le trisomie (Sindromi di Down (21), Edwards (18), Patau (13), Klinefelter (XXY), Turner  (XO), ecc.), nelle quali è presente un cromosoma soprannumerario o parte di esso.

La diagnosi genetica pre-impianto per le suddette anomalie viene effettuata mediante un'approccio citogenetico (FISH, fluorescent in situ hybridization) che consente, dopo aver effettuato il prelievo di una o più cellule dall'embrione ottenuto da fecondazione in vitro, di analizzare alcuni cromosomi delle cellule prelevate al fine di individuare gli embrioni portatori di aneuploidie. Ciò è possibile attraverso l'uso di sequenze di DNA cromosoma-specifiche che, legandosi in modo specifico al DNA da analizzare, permettono di individuare, in tempi relativamente brevi, la presenza di eventuali anomalie cromosomiche (numeriche e/o strutturali).